IL SINDACATO DEI PENSIONATI DELLA CGIL CHIEDE AL DIRETTORE GENERALE DELL’ASP DI AGRIGENTO DI ATTREZZARE LE GUARDIE MEDICHE E TURISTICHE DI DEFIBRILLATORI E DI CARDIOTELEFONI

Le Guardie mediche, presidi di continuità assistenziale – notturna – prefestiva e festiva e quelle con copertura h24 nelle zone turistiche balneari siano dotate in maniera tale da garantire al meglio le PRESTAZIONI DI PRIMO INTERVENTO in un sistema a rete dell’area di emergenza – urgenza.

Il sindacato chiede al Direttore Generale dell’ASP di Agrigento di  predisporre un progetto che abbia come obbiettivo l’attribuzione, in tutte le Guardie mediche e turistiche di un DEFIBRILLATORE, dalla cui disponibilità e dal cui utilizzo in modo tempestivo, in una situazione di emergenza cardiovascolare può dipendere LA SALVEZZA DI UNA VITA.

 Ad oggi, solo la Guardia medica di Raffadali è dotata di un defibrillatore e questo grazie ad un gesto nobile della famiglia Vedova-Di Benedetto che, in nome della vita, lo ha voluto donare il 31 marzo, data di nascita del compianto Giacomo, prematuramente scomparso.

 Si chiede di andare oltre il progetto dell’Assessorato Regionale della Salute, “ti abbiamo a cuore” grazie al quale sono stati allocati in Sicilia 310 defibrillatori di cui 29 in provincia di Agrigento nei luoghi pubblici strategici dalla scuola all’Università, dai porti ai parchi ai centri commerciali.

 Lo SPI – CGIL chiede alla Direzione Strategica dell’ASP di impegnare  risorse per finanziare un progetto che consenta la diffusione capillare di questo strumento di soccorso immediato di rianimazione polmonare in tutte le Guardie mediche e turistiche: siamo alle porte della stagione balneare !

 Si chiede inoltre la dotazione alle Guardie mediche, soprattutto quelle più distanti dagli ospedali e le Guardie mediche delle zone turistiche – balneari di un CARDIO TELEFONO che consenta un controllo immediato della SALUTE DEL CUORE grazie al collegamento con le Unità Operative di Cardiologia Ospedaliere alle quali trasmettere, in tempo reale, la lettura dei segnali di un elettrocardiogramma, ed in casi di emergenza, predisporre possibili interventi diagnostici e terapeutici.

Non ci si ponga, per piacere, la domanda di quanto possa costare allo Stato, ma si risponda, solo,  alla domanda di quanto può costare al paziente l’assenza di strumenti che possono salvargli la vita.

 Agrigento, 16 aprile 2015

                                                                                                                                                                                                    Caterina Santamaria   Piero Mangione